16 giugno 2010
"Una road map per i Balcani occidentali nella UE"
Approvato all'unanimità il Rapporto di Fassino sui Balcani
Concludere entro l’anno i negoziati con la Croazia; avviarli con la Macedonia; riconoscere lo status di candidato a Serbia, Montenegro e Albania avviando le procedure per l’apertura dei negoziati; consolidare l’unità statale della Bosnia-Erzegovina per accelerare il suo cammino europeo: sono queste le tappe della “road map” proposta dall’on. Piero Fassino nel suo “Rapporto sull’integrazione europea dei Balcani Occidentali”, approvato all’unanimità oggi a Parigi dalla sessione plenaria dell’Assemblea Parlamentare dell’Unione Europea Occidentale.
“A 15 anni dagli accordi di Dayton e a 10 dalla guerra in Kosovo – ha dichiarato Fassino – é venuto il tempo di portare a compimento il processo di stabilizzazione della regione con l’integrazione piena e definitiva dei paesi balcanici nell’Unione Europea e nelle istituzioni euro atlantiche.
50 anni fa l’integrazione europea nacque per mettere fine a secoli di guerre che avevano insanguinato l’Europa. Con l’inclusione di Spagna, Portogallo e Grecia si fecero uscire quei paesi dalla notte della dittatura. Con l’allargamento ad est l’UE ha portato democrazia e sviluppo là dove per decenni c’era oppressione e povertà.
Oggi nei Balcani con l’integrazione nell’Unione ciascuno di quei paesi, storicamente in conflitto tra loro, può pensare finalmente il proprio futuro non contro, ma con il vicino. E anche le situazioni più delicate – come il rafforzamento dell’unità statale in Bosnia e i rapporti tra Serbia e Kosovo – potranno trovare soluzione più rapidamente nell’ambito dell’integrazione europea.
E’ dunque decisivo compiere atti concreti che confermino la volontà di integrare i Balcani occidentali, così come ancora riaffermato nella Conferenza europea di Sarajevo del 2 giugno scorso”.
La Risoluzione si rivolge anche ai protagonisti della regione, incoraggiandoli a ricercare soluzioni condivise ai contenziosi ancora aperti: alle autorità di Serbia e Kosovo si chiede di riprendere colloqui bilaterali e alle autorità del Kosovo di garantire i diritti della minoranza serba; alle tre comunità etniche che compongono la Bosnia- Erzegovina di rafforzare l’unità statuale; a Grecia e Fyrom di accelerare l’intesa per una denominazione condivisa della Repubblica macedone; alle forze politiche albanesi di superare gli attuali laceranti conflitti; e infine si sollecitano le autorità di tutti i paesi della regione al rispetto dei diritti umani, civili e religiosi per ogni persona e ogni comunità.