20 giugno 2010

"Marchionne fa il padrone ma l'assenteismo va colpito"

intervista di Paolo Griseri - La Repubblica

Nel 1980 Piero Fassino era responsabile della commissione fabbriche del Pci di Torino.

Fassino, il paragone tra la marcia dei 40 mila e quelladi Pomigliano è credibileo no?
«Per molti aspetti, naturalmente, non lo è. Perché la Fiat e l'Italia di oggi non sono quelle dell'80. Ma ci sono, amio parere due importanti analogie. La prima riguarda la condizione dell'azienda e la seconda l'atteggiamento sindacale».

Partiamo dalla condizione della Fiat. Quali le similitudini?
«Nell'80 come oggi la Fiat si trovava nel cuore di un profondo processo di ristrutturazione. Allora era entrata in una grave crisi che rischiava di portala fuori dal mercato. Oggi la ristrutturazione è dovuta a ragioni molto diverse ma è altrettanto profonda. La Fiat infatti deve affrontare le conseguenze della fusione con la Chrysler, accordo indispensabile per raggiungere una dimensione in grado di reggere la concorrenza internazionale. E, ancor di più che nell'80 il tema di una produttività effettivamente competitiva è decisivo».

Qual è l'analogia con ilcomportamento dei sindacati?
«Allora i sindacati commisero l'errore di caricare le richieste della Fiat di un significato politico generale trasformando unab attaglia sindacale in una guerra ideologica. Si diceva: Romiti vuole piegare i sindacati e con questa lettura politica non si vedeva l'obiettiva necessità della ristrutturazione. E lo stesso errore che, a mio parere, sta commettendo oggi la Fiom. Perché le proposte dell'azienda nascono dalla necessità di far fronte alla concorrenza e su quel metro vanno misurate. Mi ha colpito invece che Landini, il segretario della Fiom, dice: "Marchionne vuol dare una mano a Sacconi".Ancora una volta una interpretazione solo politica».

Non c'èilrischio che in questo caso la Fiat ne abbia approfittato per limitare alcuni diritti, come dice laFiom?
«Certamente la Fiat fa il suo mestiere e alcune proposte possono essere in conffitto con i diritti fondamentali dei lavoratori. Su questo punto per mi torna in mente quanto dicevaun grande sindacalista della Cgil di Torino, Tino Pace. Spiegava un po' brutalmente a noi giovani: Se i problemi non li affronta il sindacato, ci pensa ilpadrone a risolverli da solo. La questione dell'assenteismo non è nata ieri a Pomigliano e per anni e anni il sindacato, e anche la politica, hanno fatto finta di non vedere. E quando si arriva tardi si rischia sempre di pagare un prezzo pi alto. In ogni caso l'accordo prevede una commissione di conciliazione paritetica tra azienda e sindacati per esaminare eventuali fatti e comportamenti. E li che il sindacato potrà evitare che si violino diritti costituzionali».

Come andrà a finire a Pomigliano?
«Io mi auguro che vincano i si. Perché questo garantirebbe occupazione e prospettiva in un'area del paese dove la carenza di lavoro è endemica. E perché senza il piano di ristrutturazione il destino dello stabilimento sembra irrimediabilmente segnato».