1 aprile 2010
"Bologna impari: candidati scelti dalla gente"
Intervista di Rita Bartolomei - Il Resto del Carlino
Ci sono state bocciature clamorose nella lista bolognese delle regionali. Scotta soprattutto l'eliminazione di Claudio Merighi, ex vicesindaco di Delbono. Sul suo nome c'era stata battaglia, molti non erano d'accordo. Una lezione per le prossime comunali?
«I candidati non si possono scegi iere nel chiuso di una stanza e nemmeno secondo il manuale Cencelli, per correnti. Bisogna invece tenere conto del rapporto con il territorio e con la gente, verificarne il consenso. I nostri elettori e i nostri iscritti devono avere voce in capitolo. Altrimenti non ci stanno. Questo dimostra il voto di Bologna».
Piero Fassino, che è stato responsabile nazionale della mozione Franceschini al congresso, mette in guardia il partito sulle prossime scadenze, a cominciare dal voto in città, il più simbolico. Il caso Bologna ha fatto irruzione un'altra volta nel comitato politico di Pierluigi Bersani, martedì sera. Ne ha parlato anche Francesca Puglisi, ex consigliera comunale, oggi responsabile nazionale scuola del Pd. La riunione era allargata al presidente della Regione Vasco Errani e all'ex governatore della Toscana, Claudio Martini.
Onorevole Fassino, sta dicendo che si dovranno fare le primarie per il sindaco?
«Le modalità di selezione le deciderà il gruppo dirigente bologne se, insieme agli alleati. O primarie di coalizione o comunque forme di coinvolgimento degli elettori».
Solo che l'altra volta, per Delbono, sfilarono i big. Si parla di primarie con il raccomandato.
«Le primarie se si fanno devono essere vere. I candidati devono poter competere alla pari. I cittadini devono essere messi nelle condizioni di scegliere davvero».
Dopo il calo di oltre dieci punti del Pd in Regione, riprende forza il timore di perdere Bologna.
«Il voto di Bologna e dell'Emilia ci consegna certamente dati preoccupanti da non sottovalutare: la crescita di otto punti e mezzo dell'astensione il 7% alla lista dei grillini, l'aumento dei voti alla Lega e la riduzione del consenso di Errani rispetto a cinque anni fa. Serve un'analisi. Pi sarà approfondita la riflessione, pi saremo in grado di prepararci bene al voto. Anche perché il Pd bolognese ha tutte le energie e le risorse umane e intellettuali per farcela e per presentarsi agli elettori con un candidato del centrosinistra e un programma credibili».
Ma come mai Errani ha perso 400mila voti dal 2005?
«Oggi la cosa pi sbagliata è cercare spiegazioni troppo facili o addirittura capri espiatori. Errani ha guidato una campagna elettorale in salita ed è stato oggetto di attacchi personali indecenti. E' tutto il gruppo dirigente del Pd bolognese ed emiliano, insieme a quello nazionale, a dover condurre una riflessione coraggiosa che non minimizzi i problemi e soprattutto intraprenda la strada per costruire il futuro».
Nel frattempo i grillini superano il 9 per cento.
«Ormai è chiaro che un pezzo di elettorato ha espresso un disagio. In parte ha votato per quella lista, in parte si è astenuto. Ma chi, come Grillo, dice che destra e sinistra sono uguali e fa di questo una parola d'ordine, alla fine aiuta la destra. Abbiamo visto com'è finita in Piemonte e in Lazio».
Non rischiate di banalizzare il fenomeno, così? Non riconosce nei grillini anche un progetto politico?
«Non mi pare che Grillo sia portatore di un progetto politico. Caso- mai, ripeto, di un disagio che non va sottovalutato e a cui abbiamo il dovere di dare risposte».