19 giugno 2010
San Suu Kyi, un compleanno importante
di Piero Fassino - L'Unità
Oggi Aung San Suu Kyi compie 65 anni. E l’augurio che anche noi – insieme a tutta la comunità internazionale - vogliamo rivolgerle è che questo sia l’ultimo compleanno vissuto sola e isolata in quegli arresti domiciliari a cui il Premio Nobel per la pace è costretta da troppi anni. A novembre, infatti,verrà a conclusione il periodo di pena comminatole con l’ultimo processo. Ma soprattutto la vicenda birmana conoscerà un passaggio cruciale, entro la fine dell’anno, quando si terranno le elezioni convocate dalla giunta militare. Nonostante le tante difficoltà e i tanti ostacoli, in primo luogo la legge elettorale, é doveroso chiedersi se queste elezioni - le prime da più di vent’anni - possano costituire un’opportunità per aprire la strada ad una transizione democratica. Una fase elettorale, infatti, è sempre un momento dinamico: si formano partiti, si attivano candidature, si promuovono iniziative elettorali, si mobilita la società civile. Verranno eletti un Parlamento – che oggi non c’è - e un governo civile che potrebbero rappresentare un fattore di evoluzione, sulla scorta di quanto già accaduto in altri paesi asiatici, come l’Indonesia che ha conosciuto il passaggio graduale da un regime militare a un governo civile.
Certo le insidie sono moltissime, ma nulla garantisce che la transizione democratica avrebbe maggiori opportunità se si rinunciasse a priori o si rifiutassero le elezioni perché i rischi sono grandi. Anche perché occorre essere consapevoli che le sanzioni hanno un valore morale e politico, ma una scarsa efficacia perché adottate da Europa e Stati Uniti, ma non dai paesi asiatici con cui Myanmar intrattiene oltre l’80% delle sue relazioni economiche. E peraltro isolare il Paese non aiuta certo una evoluzione democratica. D’altra parte é significativo che, mentre la maggioranza della Lega Nazionale per la Democrazia ha deciso di non registrarsi per partecipare alle elezioni, una parte della stessa Lega – in particolare i leader più giovani – abbia deciso invece di tentare la sfida. Peraltro, sui 33 partiti finora registrati, ve ne sono alcuni formati da significativi esponenti di opposizione con lunghi periodi di carcere alle spalle, i quali, pur consapevoli dei ridotti margini, hanno deciso di scommettere proprio sulla possibilità di aprire spazi alla evoluzione democratica del paese. E analoga dinamica sta maturando nelle consistenti minoranze etniche, dove alcune organizzazioni di significativo radicamento territoriale hanno deciso di partecipare alle elezioni onde conseguire una più forte e riconosciuta rappresentanza. La stessa libertà per Aung San Suu Kyi e i 2000 prigionieri politici – che giustamente dobbiamo continuare a rivendicare con forza – potrà più facilmente essere ottenuta se si aprisse, con le elezioni, una fase nuova nella complessa situazione birmana.