RIPARTIRE DALLA SOCIETÀ PER COSTRUIRE L'ALTERNATIVA
Il voto delle elezioni regionali di questo autunno ci consegna molte indicazioni per i prossimi mesi e in vista delle elezioni politiche del 2027.
Il primo dato è il persistere - e in alcune realtà l'acutizzarsi - della astensione che in molte regioni ha registrato una partecipazione al voto inferiore al 50%. Può aver pesato l'esito scontato delle elezioni in almeno 5 regioni, ma anche nelle Marche - dove pure l'esito non era scontato - la partecipazione non ha superato la barriera della metà degli elettori.
Persiste dunque una ampia disaffezione verso le istituzioni e verso la politica che sottolinea una crisi della democrazia rappresentativa. Con un tasso di partecipazione inferiore al 50%, chi vince - anche quando ottiene il 60% dei consensi - è comunque espressione di una minoranza di elettori.
I bassi tassi di partecipazione al voto spiegano anche la rigidità elettorale dei rispettivi campi. Ogni coalizione ha vinto nelle regioni dove governava e già aveva consolidato un primato elettorale. Non solo, ma mentre l'elettorato incerto o fluido ha preferito astenersi, si sono recati ai seggi elettori con radicate convinzioni politiche e poco disposti a cambiare il loro voto. Tant'è che salvo in Puglia, dove la candidatura di Antonio Decaro ha attratto voti anche dal centro destra, nelle altre Regioni non ci sono stati passaggi significativi di voti da una coalizione all'altra. E anche all'interno delle stesse coalizioni non si sono registrate significative migrazioni da un partito all'altro. Il che evidenzia quanto il recupero al voto di chi oggi si è astenuto potrà essere decisivo per gli esiti delle elezioni politiche.
Guardando agli esiti delle coalizioni, il voto spinge l'opposizione ad un grado di più forte coesione. Il successo dei suoi candidati presidenti e i consensi raccolti dai partiti - in primo luogo dal PD - indicano che la sfida del 2027 è del tutto aperta, confermando quanto l'ampiezza della alleanza sia variabile decisiva. Mentre la destra pur confermando il suo radicamento elettorale, segna primi scollamenti di consenso su politiche incapaci di soddisfare le aspettative dei cittadini.
Di qui il carattere cruciale dei prossimi mesi, a partire dal passaggio referendario sulla giustizia i cui esiti potranno influire sugli orientamenti di non pochi elettori.
Quel che è certo che si apre una fase in cui l'opposizione è chiamata ad un salto di qualità. Se fino ad oggi era quasi fisiologico che l'opposizione si concentrasse nella denuncia della inconsistenza delle politiche del governo, oggi - senza ridurre la severità di quella denuncia - serve prospettare agli italiani un programma di governo che dia risposte alle domande dei cittadini e consenta di rimettere in moto crescita economica e redistribuzione di redditi e di opportunità. E questo sollecita l'opposizione ad aprirsi a un confronto a tutto campo con la società italiana, i suoi tanti mondi e i suoi molti saperi, condizione indispensabile per raccogliere un consenso maggioritario. Una apertura che ripartendo dai cittadini e rendendoli protagonisti della costruzione dell'alternativa all'attuale governo, li riconquisti ad un'attiva partecipazione politica.
 

Piero Fassino
28 novembre 2025