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NON BASTA ASPETTARE CHE PASSI LA NOTTATA
Un libro di qualche anno fa di un noto sociologo preconizzava l'inizio di un nuovo millennio con il titolo "Il secolo delle passioni tristi". Parole che ben si attagliano al tempo di oggi segnato da scenari incerti e imprevedibili e da condizioni esistenziali marcati dalla insicurezza, dall'ansia e dalla paura del domani.
Gli scenari internazionali ci offrono immagini di anarchia, guerre, conflitti e ritorsioni che tutti incidono sulla quotidianità di milioni di persone che vedono la esistenza propria e delle loro famiglie percorsa da incertezze che investono redditi, distribuzione del lavoro, sicurezze, spingendo ogni persona, ma anche ogni nazione, a interrogarsi sul domani. Compito della politica dovrebbe essere non subire passivamente gli eventi e non sperare semplicemente di passare la nottata. E invece è quel che accade in Italia, dove l'azione del governo Meloni non va oltre qualche provvedimento-tampone per contenere gli effetti più impattanti della crisi internazionale. Mancano visione e strategie adeguate. Sul piano internazionale il governo galleggia, quasi compiaciuto che il sistema multilaterale sia in crisi e non assumendo o partecipando ad alcuna iniziativa che concorra a superare l'attuale stato di anarchia. Sul piano europeo si conferma una sostanziale avversità della destra italiana all'integrazione europea, assumendo gli sconvolgimenti prodotti dalle guerre come l'occasione per scardinare l'edificio europeo, proponendo lo smantellamento delle politiche ambientali, il congelamento del patto di stabilità, il rifiuto di superare il voto all'unanimità. Obiettivi perseguiti - nonostante la sonora sconfitta dell' "amico Orban" - con la ricerca del sostegno dei partiti sovranisti e neonazionalisti. Anche sul piano interno siamo ad una gestione alla giornata, senza una strategia capace di affrontare le criticità più evidenti: la riduzione di produzione industriale, l'impennata di inflazione, una crescita economica a livelli minimi e a rischio di recessione, l'assenza di investimenti, i pesanti tagli alla sanità e al sistema del welfare, l'aumento della pressione fiscale E anziché affrontare questi nodi il governo cerca riparo nel tentativo di cambiare le regole del gioco con una proposta di riforma elettorale che altera il principio democratico di rappresentanza e mortifica ancor di più il rapporto tra eletti ed elettori. Come se la sconfitta nel referendum sulla giustizia non avesse manifestato una profonda domanda di cambiamento nella gestione del Paese. Un contesto che non può che accrescere le inquietudini e le paure che corrono sotto la pelle della società italiana. Sta qui il dovere dell'opposizione di essere capace di avanzare una diversa visione con proposte in grado di restituire ai cittadini fiducia e speranza. Non un libro dei sogni in cui si promette tutto a tutti, ma un programma credibile fondato su priorità e scelte, con la consapevolezza che solo chiamando a raccolta le tante energie, le molteplici competenze, la ricchezza di sapere e di saper fare della società italiana si può rimettere in moto l'Italia e restituire ai cittadini le certezze perdute.
Piero Fassino
8 maggio 2026
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