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IL POPULISMO AL POTERE
Il populismo è un approccio politico che assume il popolo come un'entità monolitica e omogenea, moralmente superiore alle classi dirigenti rappresentate come espressione di un potere elitario e a cui spesso si associa l'accusa di collusione con affari illeciti o corruttivi. Una rappresentazione che, contrapponendo popolo a élite, sollecita ad un rapporto diretto tra leader e popolo, superando ogni mediazione culturale e politica di soggetti intermedi, in primo luogo di partiti e organi istituzionali. E in omaggio al primato della decisione politica si travolgono regole, separazione dei poteri e ogni controllo di legittimità e di legalità.
È un vento che spira forte e mette in causa i fondamenti della democrazia liberale. Gli esempi non mancano, a partire da quel che accade negli Stati Uniti, dove il Presidente Trump ogni giorno tenta di sovvertire gli assetti di quel che fino a pochi anni fa era il simbolo della democrazia nel mondo. Ma se si guarda all'Europa, Farage in Gran Bretagna, Vox in Spagna, Le Pen in Franca, AFD in Germania, Fico in Slovacchia, Babis in Cechia - pur nella specificità di ogni nazione - sono altrettante espressioni di questo vento populista. Che non a caso esprime simpatie per Putin, che per primo ha teorizzato e ampiamente praticato il regime della "democrazia illiberale". È un vento che investe anche l'Italia. Se nei primi anni di governo la maggioranza di destra si era sforzata di collocarsi entro l'alveo costituzionale della Repubblica, mano a mano che passa il tempo e ci si avvicina al voto la torsione populista del governo Meloni cresce. Lo si è visto nel tentativo di sottoporre a controllo politico la magistratura (tentativo sconfitto dagli italiani nel referendum). Lo si è visto nella proposta di premierato, con una elezione diretta del Presidente del consiglio (che non ha esempi nel mondo) nella ricerca di una investitura che metterebbe in mora Parlamento, Presidente della Repubblica, organi di garanzia. Lo si vede tutti i giorni nel modo demagogico con cui si evoca il fenomeno migratorio, senza nulla fare per gestirlo davvero e utilizzando in modo spregiudicato il tema sicurezza non già per rendere più sicura la vita dei cittadini, ma soltanto per alimentare un sentimento ansiogeno che legittimi qualsiasi misura. Lo si vede nella legge elettorale costruita per trasformare una minoranza, per quanto consistente, in maggioranza. E lo si vede in queste ore nel modo sciagurato con cui si cavalca demagogicamente il caso del gioielliere Roggero, proponendo una grazia e una legge sulla legittima difesa che, se approvata, evoca barbarie, dissoluzione di regole e principi costituzionali e di legalità, legittimando una giustizia da far west. Lo si vede nel comparire sulla scena di movimenti politici - come Futuro Nazionale di Vannacci - il cui programma è in modo esplicito - e anche provocatorio - la destrutturazione del sistema democratico, senza che la destra ne denunci la pericolosità. È un vento che spira forte e che può raccogliere consenso in una opinione pubblica smarrita e resa insicura da assilli quotidiani - la precarieta del lavoro, l'insufficienza del reddito, il futuro incerto dei figli - che non vedono soluzioni. Per questo è necessaria una risposta democratica che nel momento stesso in cui denuncia la pericolosità della deriva populistica, metta in campo proposte - anche sui temi difficili della sicurezza e dell'immigrazione - capaci di intercettare le ansie dei cittadini e di fornire soluzioni concrete e credibili. Ed è questo oggi il compito di una opposizione che si candidi a governare.
Piero Fassino
19 luglio 2026
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