UNA LUNA DI MIELE CHE SI CONSUMA
All'indomani di una vittoria elettorale i primi mesi di un nuovo governo sono in discesa. È la cosiddetta "luna di miele" di cui beneficiano sempre i governi appena insediati.
Ma è un tempo che via via si consuma e se ne vedono già i primi segni.
L'atteggiamento opportunistico del governo verso l'Unione europea - "prendo quel che mi piace, ma nessun impegno comune" - sta esponendo l'Italia ad un pericoloso isolamento. E se nelle prime settimane di governo la presidente Meloni si era sforzata di accreditare un "prudente europeismo", ben presto quelle'atteggiamento si è rivelato un maquillage, caduto il quale sono riemerse le pulsioni nazionaliste e antieuropee, rese evidenti dalla consonanza ricercata con Ungheria e Polonia.
Esemplare la vicenda del MES - Meccanismo Europeo di Stabilità - dove il rifiuto italiano di ratificarne la riforma sta impedendo all'Europa di dotarsi di uno strumento anticrisi e antirecessione.
Significativa la inconcludenza con cui non si riesce a dare certezza di attuazione ai programmi del PNRR, evocando continui confusi aggiornamenti - mai resi concreti - con la conseguenza di ritardare il ricevimento di risorse europee essenziali per gli investimenti e la crescita.
Non meno contraddittorio l'atteggiamento sul cruciale tema dell'immigrazione. Dopo aver evocato impraticabili blocchi navali, proclamato la mano dura, contestato la redistribuzione europea proposta dalla Commissione, ogni giorno approdano alle nostre coste barchini e barconi con il loro carico di sofferenze. Non solo, qualche giorno fa il governo - quasi di nascosto per non smentire la fobia anti immigrati alimentata dalla destra in questi anni - ha varato un decreto flussi che autorizza l'ingresso nei prossimi tre anni di 500.000 migranti per soddisfare le esigenze di assunzioni delle imprese.
Ma altri fronti critici stanno manifestandosi.
Le cronache giornalistiche sono piene dello scontro tra governo e magistratura, suscitato non solo da proposte del Ministro della Giustizia, ma dal modo sconcertante con cui Palazzo Chigi ha reagito alle indagini sulla ministra Santanchè, sul sottosegretario Del Mastro, sul figlio del Presidente La Russa, vicende sulle quali la politica dovrebbe astenersi dall'interferire, lasciando agli inquirenti di valutare i fatti.
E non meno critiche sono le scelte in materia sociale: la riduzione delle risorse per il sistema sanitario pubblico, il rifiuto di discutere le proposte dell'opposizione sul salario minimo, la riduzione degli strumenti di sostegno a disoccupati e senza lavoro.
Il governo si fa vanto di una situazione economica che conosce numeri migliori di Francia e Germania e di un abbassamento del livello di disoccupazione. Sono dati importanti che tuttavia non possono essere ascritti a merito del governo, ma al dinamismo delle nostre imprese e dei loro investimenti. E anzi, senza scelte di politica industriale, fiscale e per il lavoro, anche quei risultati possono essere a rischio.
Insomma, via via emerge l'assenza di un progetto per l'Italia a cui il governo e la sua maggioranza tentano di rimediare arroccandosi su parole d'ordine identitarie: la nazione, l'italicità, l’interesse nazionale. Quando dovrebbe ormai essere chiaro - Covid e immigrazione insegnano - che non è isolandosi in una presuntuosa autosufficienza che si tutelano gli interessi di un Paese. Farsi piccoli in un mondo grande significa soltanto essere più deboli e indifesi.
Da questa consapevolezza deve muovere l'opposizione, non accontentandosi di denunciare. Serve invece accelerare la elaborazione di proposte, aprendosi ai saperi, alle esperienze, alle competenze dei tanti mondi della società. E così costruire un progetto per l'Italia in cui i cittadini e famiglie, giovani e donne, imprese e professioni si riconoscano.
 

Piero Fassino
15 luglio 2023