Francia e Italia insieme per pace, diritti, sviluppo sostenibile e sicurezza
20 lug 2021
Avviata una cooperazione strutturata e permanente tra le Commissioni Esteri della Camera dei Deputati e dell'Assemblée Nationale

Uniti da vincoli storici, culturali, economici e politici, Paesi fondatori dell'Unione europea; membri del G7 e del G20, profondamente proiettate nel Mediterraneo, Italia e Francia sono chiamate ad agire insieme per una politica di pace, sicurezza e stabilità, per lo sviluppo sostenibile, per l'apertura dei mercati, per lo Stato di diritto e per sostenere i valori liberali e democratici sui quali sono fondate le nostre società e l'Unione europea.
La drammatica emergenza del Covid-19 ha dimostrato fino a che punto l'integrazione europea e la cooperazione internazionale siano necessarie per combattere la pandemia, garantire a tutti i Paesi del pianeta l'accesso ai vaccini, chiave per l'eradicazione definitiva della pandemia, e promuovere uno sviluppo sostenibile, rispettoso della natura e della vita delle persone.
L'Unione Europea si trova di fronte a una sfida ambiziosa: dopo l'Europa dei Padri Fondatori e l'Europa di Maastricht e dell'Euro, occorre aprire una "terza fase" dell'integrazione europea che rafforzi e allarghi l'azione dell'Unione Europea in tutte le aree.
Tre priorità in particolare hanno attirato la nostra attenzione:
- 1° la riforma della politica migratoria. Insieme, Francia e Italia possono contribuire a una nuova politica migratoria che vada oltre il regolamento di Dublino e doti l'Europa di un nuovo "Patto per l'immigrazione e l'asilo", proposto dalla Presidente della Commissione europea. Un Patto che sia accompagnato da programmi di cooperazione economica e sociale che permettano ai Paesi di origine dei flussi migratori di offrire ai propri cittadini opportunità di lavoro ed una vita dignitosa. Riteniamo che le questioni migratorie possano essere affrontate in modo soddisfacente solo se l'Unione europea fa un salto di qualità nella direzione della solidarietà. L'egoismo e il ripiegamento su un'interpretazione meschina di ogni interesse nazionale sono cattivo consiglieri. L'onere della cura dei migranti non può ricadere solo sugli Stati, ma deve essere responsabilità dell'intera Unione e di tutti gli Stati che la compongono.
- 2° Lo sviluppo di una vera politica di bilancio finalmente finalizzata alla creazione di autentiche risorse proprie e all'armonizzazione delle politiche fiscali e di bilancio, aumentando le risorse dedicate alla ricerca, all'innovazione, alla formazione e allo sviluppo basate sul Green Deal e sulla sostenibilità. Il lutto e i gravissimi danni materiali provocati dalle alluvioni in Germania, Belgio e Paesi Bassi - Paesi ai quali esprimiamo la nostra profonda solidarietà - dimostrano la necessità di una nuova consapevolezza e di un nuovo impegno europeo contro il cambiamento climatico e la tutela dell'ambiente.
- 3° Approfondimento istituzionale dell'Unione, in particolare una vigorosa estensione della procedura decisionale a maggioranza qualificata. Queste riforme devono essere elaborate nel quadro della Conferenza sul futuro dell'Europa, che deve includere anche i Paesi dei Balcani occidentali, come alleati strategici in un'integrazione che deve essere accelerata.
Il pilastro principale nella costruzione di un nuovo multilateralismo per la governance democratica del mondo globalizzato resta un forte legame transatlantico. La revisione dell'Alleanza comporta sia una maggiore mobilitazione degli Stati europei e dell'Unione sui temi della difesa, sia la concentrazione dell'Alleanza sui suoi obiettivi, sia l'affermazione di una maggiore autonomia nel quadro di un rapporto di fiducia ripristinato tra americani ed europei.
L'intesa Stati Uniti-Europa rimane più che mai essenziale per costruire una vasta alleanza internazionale per il consolidamento dello Stato di diritto e dei diritti umani e civili fondamentali, per contrastare le tendenze autocratiche e antiliberali che ancora si manifestano in molti paesi.
Il Mediterraneo è sempre stato un mare di tre continenti, dove si incontrano Europa, Africa e Asia, crogiolo multimillenario di popoli, religioni, civiltà, lingue e alfabeti. E, ancora oggi, è un'area cruciale per gli equilibri planetari e un'area strategica per i destini dell'Europa.
A ventisei anni dalla Conferenza euromediterranea di Barcellona e a tredici dalla creazione dell'Unione per il Mediterraneo è necessario un salto di qualità, che la presenza di altri attori internazionali rende più indispensabile.
Accogliamo con favore il fatto che la Commissione europea e l'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune abbiano presentato una nuova agenda per il Mediterraneo, volta a realizzare un partenariato rafforzato come priorità della politica dell'Unione.
Italia e Francia - Paesi fondatori dell'integrazione europea con una forte vocazione mediterranea - possono offrire insieme un contributo significativo a questa agenda per promuovere soluzioni di pace in Libia, Siria, Libano e Medio Oriente, il Sahel e le altre crisi che - da Ormuz a Gibilterra - stanno scuotendo il Mediterraneo.
La stabilità del Mediterraneo richiede anche di superare le controversie sulla giurisdizione marittima e la definizione unilaterale di Zone Economiche Esclusive, promuovendo una Conferenza Internazionale che regoli il fenomeno della territorializzazione del mare.
Le azioni svolte nella zona del Sahel devono essere finalizzate a garantire una maggiore partecipazione degli Stati africani all'assunzione delle loro responsabilità militari, un contributo rafforzato degli europei allo sviluppo economico e sociale della zona e uno sforzo di consolidamento e stabilizzazione.
Riteniamo che lo sviluppo della cooperazione tra gli Stati del bacino del Mediterraneo, in particolare nell'ambito del formato 5+5, costituisca un obiettivo prioritario e debba passare attraverso l'affermazione della dimensione democratica portata avanti dall'Assemblea Parlamentare del Mediterraneo.
Un'iniziativa ambiziosa volta a sfruttare le risorse energetiche, le competenze e il know-how degli Stati della zona dovrebbe essere assunta in vista della creazione di una comunità mediterranea delle energie rinnovabili.
Un'efficace politica euromediterranea non può prescindere da una strategia per lo sviluppo dell'Africa che, entro la fine di questo secolo, vedrà la sua popolazione raggiungere i 4 miliardi di abitanti. L'Europa deve essere pienamente consapevole della responsabilità di offrire al continente africano opportunità di sviluppo economico, progresso sociale e tutela dei diritti. L'Europa, il Mediterraneo e l'Africa sono sempre più un "macrocontinente verticale" chiamato a trovare soluzioni comuni per un destino condiviso.
È per rispondere alla strategicità dei temi qui richiamati e in vista del Trattato di cooperazione rafforzata italo-francese - il cosiddetto "Trattato del Quirinale" - e della cooperazione strutturata tra Camera dei Deputati e Assemblée Nationale francese che le Commissioni Esteri dei nostri Parlamenti intendono realizzare una cooperazione permanente e strutturata, a sostegno della cooperazione intergovernativa e della costruzione europea.